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MADAGASCAR: in piroga sul fiume Tsiribina

Qualche anno fa, dopo mesi di attesa e di programmazione…finalmente si parte per la grande Isola Rossa!

A grandi linee il nostro viaggio si svolgerà in 3 fasi:

-Antisirabe, discesa in piroga del fiume Tsiribihina, Tsingy de Bemaraha e Morondava.

-Tulear, Anakao e la risalita degli altipiani.

-Qualche giorno di mare a Nosy Be.

In questo diario di viaggio, vi parlerò dei tre giorni trascorsi sul fiume, una delle esperienze più incredibili che si possa fare nella grande isola: requisito necessario, voglia di avventura e grande spirito di adattamento.


Voliamo da Milano su Nosy Be e poi con un volo interno raggiungiamo la capitale Antananarivo, che tutti chiamano familiarmente Tanà. Raggiunto l'ufficio di Bebè, il quale ci chiede subito di saldare il conto (in anticipo?) mi assalgono un sacco di dubbi.

Pagata la somma pattuita ne approfittiamo anche per farci cambiare da lui 1.000 euro in moneta locale: il taglio più grande delle loro monete è di 10.000 Ariari, ovvero poco meno di 5 euro… immaginate il pacco di soldi con il quale siamo usciti da quell'ufficio????


Veniamo accompagnati in albergo, dove crolliamo in un sonno profondo. L'indomani si visiterà Antisirabè, cittadina animata da Pousse pousse dove passeremo la notte prima di iniziare la grande avventura.

08 Ottobre L’autista ci viene a prendere alle 7.00 e si parte alla volta di Miandrivazo, località dove ci imbarcheremo per la parte più avventurosa del viaggio in Madagascar: la discesa in piroga del fiume Tsiribihina. In 4 ore, attraversando un paesaggio meraviglioso raggiungiamo l'hotel Baobab: molto carino, lo consiglio assolutamente anche perché è l’unico (ovviamente c’è qualche altro tipo di alloggio, ma sono davvero fatiscenti anche se molto economici), gestito da una disponibile e simpatica signora.

Chiediamo di segnalarci qualche scuola a cui donare parte dei nostri regali: quando viaggio porto sempre con me qualcosa da donare ai bambini. Veniamo accompagnati all'istituto Peter Pan, dove la direttrice che ci accoglie e ci ringrazia profondamente prima di farci visitare le aule dove moltissimi bambini stanno studiando allegramente; doniamo decine e decine di penne, matite e tante altre cosine che i miei nipotini hanno voluto far arrivare ai bambini più poveri di loro.

Lasciata la scuola, ci dedichiamo al paesetto: visitiamo il mercato, compriamo una specie di pareo (che si rivelerà uno degli acquisti più utili di tutto il viaggio), interagiamo con i bambini e con gli abitanti del villaggio.

Qui la vita si svolge lungo il fiume: tutti si lavano e fanno il bucato nell'acqua scura e sporca, macinano il grano a mano, cucinano…tutto proprio con quell'acqua marrone. Le donne hanno il viso ricoperta da uno strano impiastro fatto di terra e qualche altra sostanza non ben definita, che usano al posto della nostra “Nivea” per non scottarsi e rovinarsi la pelle con il sole cocente. Ogni cosa viene trasportata sopra alla testa. Ma davvero ogni cosa!! Cesti, borse, fascine, grano e addirittura abbiamo visto donne portare tavoli e decine di mattoni in bilico!

Ceniamo nel ristorante dell’albergo con ottimi spiedini di zebù e patate fritte, terminando con un buon caffè fatto con la nostra moka: in tutti i miei viaggi, in valigia c’è sempre un po’ di caffè italiano e la piccola mokkina: è una comodità a cui non so rinunciare e, bene o male, si trova sempre qualcuno disposto a prestarti un fuoco dove appoggiarla e farsi il caffè. 09 Ottobre Ci imbarchiamo in piroga: dopo le operazioni assai complesse di carico, si parte! La piroga è una specie di canoa, scavata in un unico tronco di palissandro nella quale troviamo posto io, Cristian e Tinà, il nostro piroghiere, che si rivela da subito un amico simpatico e disponibile, che ci farà conoscere il fiume e i suoi abitanti in modo meraviglioso. Ed è un ottimo cuoco! Carica in un grande cesto le provviste per tutto il viaggio, pollo vivo compreso!

Fiume Tsiribina
Fiume Tsiribina
Fiume Tsiribina

La piroga sfila tranquilla e silenziosa sul fiume, si sente solo lo sciabordio della pagaia nell'acqua. Il primo approdo è per il pranzo: ci adagia una coperta sotto l’unico albero presente e ci dice di aspettare mentre lui si occupa di tutto. Io comincio a stare male: vomito e diarrea mi sorprendono senza preavviso... Così, mentre io sono moribonda stesa sulla coperta, Cristian controlla il silenzioso Tinà che ci prepara riso e verdure per il pranzo: il suo cestino è davvero miracoloso…da lì esce di tutto!


Riprende la navigazione, io sono clinicamente morta e anche un po’ preoccupata perché siamo lontani ore dal primo centro abitato e ospedali ovviamente non ce ne sono, anzi vengo a sapere che c’è un medico che discende il fiume una volta alla settimana, per cui se davvero non mi dovesse passare questa cosa…morirò qui!

Comunque più di tanto non mi dispero, credo di non aver nulla di grave, ma solo un normale malessere del viaggiatore! Navighiamo ancora fino all'imbrunire, incontrando persone che escono dal nulla e vengono a sbrigare le loro faccende sul fiume: bimbi che si lavano i denti, donne che lavano i panni, ragazzi che ci mostrano felici il loro trofeo, un bel camaleonte appena catturato (povero!).

Approdiamo in un banco di sabbia, montiamo la tenda e Tinà si accinge a preparare la cena: zuppa di verdure con patate e carne che dovrebbe essere in umido. Io non riesco nemmeno a muovermi: mentre mangio solo una carota lessa, Cristian ci da dentro anche con la mia razione! La notte scende in pochi minuti, alle 20.00 siamo già stesi all'interno della tenda, sulla dura sabbia e… crolliamo immediatamente!

Tramonto sul Fiume Tsiribina
Tramonto sul Fiume Tsiribina

10 Ottobre

colazione sul Fiume Tsiribina

Ci si sveglia alle 5.00 e già la colazione è pronta. Tinà supera ogni migliore aspettativa: ci prepara uova, pane tostato, burro, marmellata, formaggini, succo, latte e caffè! E ovviamente io mi faccio il mio caffè con la moka. Una meraviglia guardare nascere il sole in un posto così: anche se sto ancora poco bene, mi sembra di vivere un sogno.


Si riprende la navigazione tra argini di sabbia alternati a rive coltivate a riso, manioca e tabacco. Facciamo qualche raro incontro con altri piroghieri che procedono nella direzione opposta: sono ragazzi che stanno tornando indietro, contro corrente, la stessa cosa che dovrà fare Tinà al rientro (ci mettono il doppio del tempo!).

Fiume Tsiribina
incontri sul fiume

Anche Cristian rema, facendo una fatica bestiale! La nostra piroga a differenza di altre è un po’ più lenta, dato che tra bagagli pesantissimi e la stazza di Cris…. Comunque lui lavora davvero sodo, mentre io che comincio a sentirmi un po’ meglio, mi riparo dal sole ormai alto nel cielo con un ombrello.

Il paesaggio cambia piano piano, le rive sembrano quasi alzarsi, a tratti diventano più rocciose. Negli anfratti delle rocce scopriamo tartarughe di fiume, pipistrelli e piccoli coccodrilli e nella coppa degli alberi Tinà ci fa notare i primi lemuri. Ad un certo punto comincia ad avvicinarsi alla riva e ci dice di scendere: rimaniamo un po’ basiti, dato che non ci si aspettava una fermata improvvisa. Ci addentriamo camminando per 5 minuti verso l’interno e davanti ai nostri occhi si apre una magnifica sorpresa: una cascata d’acqua cristallina scende dalla montagna formando delle bellissime piscine naturali i cui colori vanno dal verde smeraldo all'azzurro intenso…un vero capolavoro della natura!!

colazione sul Fiume Tsiribina

Tinà ci lascia soli in questo posto meraviglioso che sembra essere il set del film “Laguna Blu”: ci tuffiamo senza indugi nelle piscine, approfittando di un bagno e di una doccia ristoratrice dopo quasi 2 giorni di piroga!

Quando riscendiamo verso il fiume, troviamo ad aspettarci, incredibile ma vero, un ottimo piatto di spaghetti al pomodoro con verdure!!! Mai avremmo potuto pensare di mangiare degli spaghetti cucinati quasi come li farei io in Italia!

A malincuore lasciamo questo posto magnifico e proseguiamo con la navigazione, tra risaie e qualche gruppo di capanne, per altre 5 ore. Approdiamo al tramonto in un nuovo banco di sabbia, attorniati da mandrie di zebù.

Prepariamo la cena e io che sto finalmente meglio assaggio le prelibatezze preparate ad arte da Tinà. Questa volta addirittura ha fatto le patate fritte! Incredibile!

Crolliamo molto presto anche questa sera: qui non c’è nemmeno un piccolo alberello dietro al quale nascondersi per fare i propri bisognini..per noi è davvero un dramma! Ci dividiamo e cominciamo a camminare in direzioni opposte fino a quando non ci si scorge più e diamo modo ai nostri corpi di alleggerirsi un po’! 11 Ottobre Alle 5.00, dopo colazione, riprendiamo il corso del fiume. Il paesaggio varia nuovamente e avvistiamo anche il nostro primo baobab. Qui le rive sono leggermente più alte da un lato, mentre dall'altro si alternano le coltivazioni e i piccoli villaggi: sembra di essersi fermati nel tempo, di vedere le illustrazioni di un libro di storia nel capitolo della preistoria!

Siamo un po’ in ritardo rispetto alla tabella di marcia, ma nonostante questo, chiediamo a Tinà di farci visitare un villaggio: ci accontenta subito e ci avviciniamo alla riva. Appena scendiamo, ci pervade una grande emozione per l’opportunità che ci si sta presentando: ci rendiamo conto che qui non è mai sceso nessun "Vazaha" (straniero) e che avremo il privilegio di conoscere da vicino una popolazione che non ha mai avuto contatti con i turisti. Incontriamo dapprima gli immancabili bambini incuriositi e poi delle donne dal volto impiastricciato: ci raggiunge anche il capo villaggio accompagnato da una ventina di bimbi che ci guardano tra l’incuriosito e il timore di vedere degli alieni!

Capiscono subito che vogliamo regalare loro qualcosa e improvvisamente veniamo attorniati da tutti i pochi abitanti di questo villaggio composto da 5 capanne. È un momento meraviglioso, mi prendo in braccio un pargolo che ha un faccino fantastico e cominciamo a distribuire parte del nostro bagaglio: giocattoli per i bimbi, penne, vestiti…un’esperienza unica, in cui come ringraziamento riceviamo tanti sorrisi che scaldano e aprono il nostro cuore.

Le mamme ci chiedono di farsi le foto con i loro bambini per poi guardarle dalla macchinetta e ridere emozionate, con i loro pochi denti, i capelli arruffati e gli occhi neri illuminati; mi chiedono i vestiti che ho addosso, così resto praticamente in mutande e senza ciabatte, impazzivano per le mie infradito! A malincuore dopo una ventina di minuti ci accingiamo a ripartire, scortati da tutto il villaggio fino alla nostra piroga. Ci guardano partire e ci salutano con la mano. Qui davvero non era mai sbarcato nessun straniero, come ci ha confermato il nostro Tinà, il che ha reso tutto ancor più autentico.

Percorriamo quindi gli ultimi km di fiume fino ad arrivare al villaggio di Antisiraraka, ultima tappa della nostra discesa del fiume. Qui avremmo dovuto trovare l’autista che ci avrebbe dovuto portare agli Tsingy, ma di lui nemmeno l’ombra. Appena scesi dalla piroga veniamo accolti da un’altra tribù di bambini: tutti ci chiedono “cadeau” e rovistando nel bagaglio trovo una serie di mutandine e costumini da bagno che il mio nipotino di 7 anni ha dismesso perché un po’ datate: nel giro di pochi minuti tutti i bambini del villaggio si sono infilati addosso i miei regalini…. Che momento emozionante!

Del nostro autista ancora non c’è traccia. Tinà si prodiga nell'inventare un modo per comunicare con il paese più vicino e per trovare una soluzione: è ingegnoso davvero! Il suo cellulare non ha campo e quindi sale su un albero e con un fil di ferro raccattato non si sa dove costruisce una sorta di antenna e alla fine riesce pure a parlare con qualcuno! Io mi dedico a giocare con i bambini, insegnando loro delle filastrocche e dei giochini con le mani, oltre a regalare specchietti e campioncini di profumo alla bambine.

Quando ormai l’unica soluzione sembra quella di preparare un giaciglio per la notte, giunge finalmente Bobul, un signore rotondo, il primo personaggio sovrappeso di tutto il Madagascar. Caricati i bagagli e salutato tutti i bambini con i quali ho passato 3 ore indimenticabili, il viaggio prosegue (ma questo sarà un altro racconto).

Porteremo sempre con noi i ricordi di questa bellissima esperienza, i nostri occhi hanno visto luoghi incantati, paesaggi suggestivi dai colori meravigliosi. I bambini incontrati ci hanno riempito di una gioia immensa: nonostante le difficoltà della loro esistenza non ci hanno mai fatto mancare un sorriso che ha davvero aperto i nostri cuori.


Abbiamo imparato tantissimo da questa gente, che vive in un modo umile, in una povertà che ai giorni nostri sembra impossibile; la fierezza del loro sguardo riflette questa terra magica, in cui la natura e gli uomini sono i protagonisti assoluti.


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