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Gli IBAN del Borneo malese: dormire in una longhouse con i "tagliatori di teste"

Il titolo potrebbe far venire i brividi ..invece i brividi vengono a me quando ripenso all'incredibile esperienza provata anni fa quando decisi di fare un viaggio nel Borneo malese proprio perché venni a sapere che era possibile trovare alloggio in alcuni villaggi Iban nella zona del Sarawak.

Himba Borneo
foto dal web Himba

Gli Iban, una etnia che appartiene al gruppo dei Dayak, sono famosi proprio per l’appellativo di “tagliatori di teste”: la loro usanza di decapitare i nemici uccisi in battaglia deriva dalla loro fede animista, pratica in uso fino al dopoguerra, quindi solo circa quarant'anni fa. Ogni guerriero di un villaggio Iban appendeva davanti alla capanna le teste rinsecchite dei nemici come segno di forza. Oltre alle lotte intestine tra le varie tribù, nel tempo ne fecero le spese anche gli inglesi, prima, e i giapponesi poi.


Oggi, gli Iban vivono in pace e questa pratica è del tutto caduta in disuso, per fortuna: non ostentano più i trofei anatomici di guerra, anche se qualche cranio, bottino del nonno, ancora fa capolino qua e là, appeso in speciali reti vegetali nelle loro Longhouse.

Himba Loghouse

Vivono ancora perlopiù isolati, cercando di sopravvivere per quanto possibile alla globalizzazione che avanza sempre più, con i giovani che abbandonano i villaggi per cercare fortuna nella città. Un popolo ospitale, oggi, che apre le proprie braccia ai pochi viaggiatori che si spingono fin nelle loro terre.

Sarawak Borneo malese

Il punto di partenza per noi (io e il fidatissimo compagno di viaggio Cristian) è stato Kuching, nel Borneo Malese, nella regione del Sarawak. Abbiamo contrattato con una guida locale un “tour” che prevedeva un lungo tragitto in auto, la visita al Semenggoh Wildlife Rehabilitation Center per vedere gli Orang utan, una sosta ad una piantagione di pepe, un salto al mercato di un paesino (di cui purtroppo non ricordo il nome) ultimo avamposto della civiltà per acquistare prodotti da portare in dono al capo villaggio, l’incontro con un altra guida che ci avrebbe portato in canoa alla Longhouse, la notte nella foresta e il rientro a Kuching il giorno successivo.


Più si avvicinava il momento e più saliva l’adrenalina. Ricordo di aver chiesto di saltare la piantagione di pepe, volevo arrivare al fiume il prima possibile!

Longboat Iban Sarawak Borneo Malese
Longboat

Arrivati al punto d’imbarco scopriamo esserci le canoe a motore: che delusione, pensai. Ma dopo mezz'ora di risalita del fiume controcorrente dovetti ricredermi, pensando a quando in passato i motori non esistevano!


Lo scenario lungo il tragitto è un susseguirsi di giungla rigogliosa, con i rami che arrivano quasi a toccare l’acqua torbida, di piccoli villaggi e di bambini che si arrampicano sugli alberi, saltano in acqua e salutano al passaggio delle longboat, che fendono l’acqua con la loro sagoma lunghissima.


Quando finalmente arrivammo ricordo di essere rimasta davvero stupefatta; molti fiori sulla riva del fiume, una signora suona un gong per avvisare il villaggio del nostro arrivo, un sentiero in salita e poi eccola lì. Una palafitta di legno lunghissima, di almeno 200 metri , la nostra Longhouse!

Longhouse Borneo Iban

Entrare in una Longhouse è un esperienza quasi mistica: dopo aver ottenuto il permesso del capo villaggio, si salgono i ripidi gradini ottenuti da un unico tronco intagliato e ci si ritrova all'interno di un intero villaggio, dove le donne ti accolgono con un bicchiere di tuak, il vino di riso, in segno di ospitalità e accoglienza che deve essere bevuto tutto d’un fiato gridando UUAAAA! (io sono astemia, questo ostacolo è stato per me insuperabile).

L'intero di una Longouse Borneo Malese

Nelle “case lunghe” vivono diversi nuclei familiari, tutti insieme, in completa condivisione di ogni bene. La costruzione in legno è formate dalla awah, un’ampia veranda comune coperta dove si svolge la vita della comunità e le principali attività quotidiane, a lato si aprono i bilik, gli appartamenti privati di ogni famiglia, utilizzati solamente per dormire e per stoccare la merce. Ovviamente il bagno non esiste, c’è una foresta intera a disposizione e il fiume per lavarsi. Le cucine sono improvvisate nel retro di ogni “appartamento”, all'aperto.

Niente mobili, niente suppellettili, solamente delle stuoie da srotolare all'occorrenza.

Percorriamo l’awah con passo incerto, incuriositi e a bocca aperta; curiosiamo con timore reverenziale dentro alle porte aperte, dove un anziano continua ad intrecciare un cappello di paglia, incurante della nostra presenza, più in là una donna sta tirando il collo ad un gallo, nell'altra porta, una vecchina dal viso super rugosa sta ricamando un tessuto, mentre la sorella (?) ancor più rugosa intreccia una stuoia di rattan.

Si siedono vicino alle porte per poter sfruttare la luce del giorno, ma rimanendo al riparo dal sole e dal caldo, generazioni unite sotto lo stesso tetto.

Iban
Iban

Raggiungiamo la porta della famiglia che ci ospiterà per cena e tra gesti ed inchini cerco di presentarmi e ringraziarli per averci accolti in casa loro. Non ho mai capito in realtà in quanti fossero e i gradi di parentela: mi disse la guida che la signora era sola, motivo per cui si cercava di aiutarla appunto affidandole dei turisti, ma ricordo un andirivieni di gente, un uomo che mi mostrava come cucinare il pollo e il manzo alla griglia (che la guida stessa aveva comprato lungo il tragitto), una donna che mi parlava delle erbe che stava sminuzzando, di bambini timidissimi che guardavano con stupore questa smilza bianca (all’epoca ero un acciughina) e quel gigante enorme (Cris, con la sua stazza da rugbista, ai loro occhi deve essere sembrato davvero un gigante!).

Himba
A cena con gli Himba Borneo malese

Longhouse Hmba

Ceniamo con la famiglia finché c’è ancora luce, rigorosamente sul pavimento, con le mani e tutti dallo stesso piatto, con la grappa di riso nel centro a beneficio di tutti e dopo aver intuito più o meno dove avremmo dormito, arriva il momento della spartizione di quanto portato in dono.




Usanze Iban

Ci si siede tutti assieme nella veranda comune, sotto ad alcuni neon che funzionano per poche ore grazie ad un generatore, e il capo villaggio provvede a formare tanti mucchietti, uno per ogni famiglia del villaggio, al fine di suddividere equamente le patatine, l’olio e la farina che abbiamo portato come obolo.

Scopriamo così che ci sono altre due ragazze straniere, ospiti di un altra famiglia.


Alla fine ognuno ritirerà il proprio mucchietto e inizierà lo spettacolino di danza tribale, che ha origini ancestrali e di cui ogni gesto ha un significato importante, ma che oggi giorno viene messa in scena quasi esclusivamente a beneficio dei turisti; questo rito è immancabile, ahimè, e alla fine abbiamo dovuto partecipare anche noi.

Danza tribale Iban

Arrivato il momento di coricarci, vengono disposti due materassi sulla zona comune, in corrispondenza della porta della nostra famiglia, e sistemata una zanzariera a ripararci dagli insetti. Pensavo che non sarei mai riuscita a dormire, ma alla fine tutte le emozioni della giornata hanno preso il sopravvento e spenta la torcia, cado in sonno profondo. Ad un certo punto vengo svegliata di soprassalto da un urlo disumano che mi lascia totalmente impietrita e incapace di proferire verbo. Ecco, hanno tagliato la testa a Cris!

(No, erano due gatti che litigavano, ma vi posso garantire che mai in vita mia avevo sentito un urlo del genere, tanto che a distanza di tutti questi anni ancora mi riecheggia nelle orecchie).

Mi riaddormento pensando a quanto particolare sia questa situazione, tra gli ex tagliatori di teste, pieni di tatuaggi dai mille significati, in mezzo alla foresta, a centinaia di chilometri da una città, ma in un ambiente talmente speciale...


Il mattino successivo, dopo l’immancabile caffè con la moka (per chi ancora non lo sapesse io viaggio ovunque con la mia moka e il mio caffè) e la gustosa colazione preparata per noi fatta di uova, salsiccia, banane fritte, tè e caffè, ci decidiamo a comprare qualcosa per aiutare il villaggio nella loro fragile economia.

caccia cerbottana Borneo
Prove di cerbottana

In cambio loro ci accompagnano a visitare le loro piccole piantagioni e ci spiegano i benefici delle piante della foresta. Ci insegnano l’arte della caccia con la cerbottana: una volta i dardi “sparati” avevano le punte avvelenate con una mistura ottenuta dalle piante, ora ..chissà se davvero cacciano ancora in questo modo.


Qui, tra fiumi, mangrovie, foreste pluviali gli iban trascorrono un’esistenza in grande simbiosi con la natura e da essa traggono il necessario per vivere. Si curano con le piante, si sostengono grazie alla vendita di prodotti di artigianato, ad un agricoltura di sussistenza, a qualche pesciolino che pescano nel fiume e con un po' di turismo. I bambini percorrono chilometri nella giungla per arrivare all'unica scuola che riunisce gli abitanti delle varie Longhouse disseminate nella foresta.

Borneo

Il tragitto in canoa per il rientro è molto veloce ma ancor più piacevole dell'andata e lo percorriamo con un po' di tristezza nel cuore pensando a quanto velocemente siano passati questi due giorni e alle emozioni provate, che probabilmente non rivivremo mai più: la tecnologia avanza e presto arriverà l’elettricità e chissà, magari anche una strada. Speriamo in cuor nostro che siano comunque in grado di mantenere in vita le loro tradizioni e che rimangano quel popolo incredibile che ci ha ospitato in quel piccolo, grande, magico ...angolo di mondo del Borneo malese.


Informazioni pratiche e consigli:

Il mio viaggio risale al 2010, quindi moltissime cose saranno cambiate nel frattempo. So per certo, tuttavia, che Kuching rimane il punto di partenza per i tour di uno o due giorni per visitare le Longhouse e che ci sono diverse agenzie che propongono pacchetti che prevedono praticamente lo stesso itinerario che abbiamo fatto noi; più o meno tutte si equivalgono nel programma e nel costo.

Non temete in assoluto un’esperienza del genere. Litigi di gatti a parte, rimane un esperienza unica; il mio consiglio è di provarla prima che sia troppo tardi, ma soprattutto non visitate le Longhouse in giornata, ma provate l’adrenalina di dormire una notte con loro.

Serve molto spirito di adattamento e soprattutto bisogna sapere che le comodità degli hotel qui non esistono. Quelle lasciatele ai turisti; voi viaggiatori invece assaporate lo stile di vita degli Iban.

Portatevi un sacco lenzuolo, del repellente per insetti e una torcia; sappiate che (se ancora non è arrivata l’elettricità) non potrete ricaricare batterie e telefoni.

Se ti è piaciuto il mio racconto o se anche tu hai vissuto quest'esperienza.. raccontamela! puoi lasciare un commento e seguirmi per nuove avventure: se ti fa piacere iscriviti al sito, sarai aggiornato ad ogni nuova pubblicazione.

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