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Porto Selvaggio: un paradiso naturale nel Salento

Aggiornamento: 13 nov 2020

Tra le famose località di Gallipoli e Porto Cesareo, più precisamente a Nardò, si estende il Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano, 432 ettari di natura incontaminata fatta di mare limpidissimo e macchia mediterranea.

La mia visita inizia la mattina molto presto da Torre Uluzzo, dove si trova l' antica torre di avvistamento, ora in fase di ristrutturazione. Già avvicinandosi con l'auto, si viene rapiti dalla bellezza di questa baia, rocciosa e con un mare da favola! Si può lasciare comodamente l'auto nel parcheggio del ristorante Fico d'India ed affacciarsi in questo angolo di paradiso.

Il panorama dall'alto è davvero suggestivo: si intravede appena il sentiero che scende tra le rocce: è piuttosto impervio, direi non adatto a bimbi piccoli o a persone con problemi di mobilità e da affrontare con scarpe adeguate. E poi lui, il protagonista indiscusso...il mare!

Questo punto è molto meno affollato (siamo in 4) della più famosa pineta di Porto Selvaggio e questo, ovviamente, ne fa un posticino ancor più bello ai miei occhi.

Mentre raggiungo la scogliera da dove è più agevole entrare in acqua, noto una famigliola, tre generazioni, figlia-padre-nonno. Inevitabilmente ascolto e li osservo, mentre il padre insegna alla piccola ad usare maschera e snorkel ed a non avere paura, con il nonno che incoraggia raccontandole in modo amorevole cosa si trova dietro a quella roccia, della grotta un po’ più in la, della leggenda delle sirene e la bimba in men che non si dica è già in acqua e sta nuotando. Questo mi riporta indietro negli anni, all'unica vacanza fatta con mio padre, proprio in Puglia e proprio a quell'età. Anch'io ero alle prime armi col nuoto, ma con il suo incoraggiamento ricordo che mi tuffai in quelle acque turchesi senza paura alcuna.

Dopo il tuffo di rito, decido di dedicarmi al trekking per il sentiero che porta alla Grotta del Cavallo, famosa grazie ai reperti in essa rinvenuti che documentano oltre 35 mila anni di storia (alcuni risalgono all'epoca dell’uomo di Neanderthal).


Consapevole del fatto che sarà molto dura, dato che non sono particolarmente organizzata, ho poca acqua e niente cibo, mi incammino sotto il sole cocente arrampicandomi sulle rocce che si stagliano sul mare dai mille colori, dove ogni scorcio appaga la vista.

Tuttavia ad un certo punto il buon senso mi dice di fermarmi: ed ecco che scorgo per caso una finestra di roccia da cui la vista ripaga di ogni fatica.

Se decidete di esplorare la zona, oltre ad un cappellino, assicuratevi di avere scarpe adeguate e una buona scorta d'acqua!

Da qui ci si può recare anche nella zona archeologica di Serra Cicoria, dove sono state ritrovate numerose testimonianze come vasi di terracotta e strumenti tipici del neolitico; io invece riprendo l’auto e arrivo all'entrata del Parco Naturale di Porto Selvaggio istituito nel 1980, dopo il rimboschimento da parte della Forestale di una zona che fino agli anni '50 si presentava nuda e rocciosa. Il parcheggio è a pagamento, obbligatorio perché l’auto non si può lasciare in nessun altra parte, ma l’entrata è gratuita.


La caratteristica di Porto Selvaggio è la sua grande pineta, che si estende per circa 270 ettari; sono proprio gli alberi a rendere la scogliera così particolare: trascorrere una giornata in questa meraviglia permette di rilassarsi in un ambiente caratteristico, con alle proprie spalle una folta macchia mediterranea che incornicia e rende tutto perfetto.

La pineta è attraversata da un’ampia strada sterrata (si può entrare solo a piedi) che si dipana in diversi sentieri, ben segnalati, che permettono di raggiungere diverse aree di interesse.

In venti minuti, quasi tutti in discesa, si raggiunge la spiaggetta di ciottoli e rocce, il simbolo di Porto Selvaggio, una piccola caletta dalle acque turchesi: è piena di gente, ma il luogo è davvero suggestivo.

Ai lati si alzano le scogliere dove gruppi di ragazzi si tuffano allegramente.

Non è attrezzata e non ci sono ristoranti, ovviamente, ma ringrazio ancora quel carretto che dopo un po' vedo sbucare dalla pineta: è equipaggiato di ogni cosa, dalle focacce ai gelati, dal caffè fatto con la moka alle granite, dalle scarpette da scoglio ai cappellini! Il signore che lo gestisce assieme ai figli mi rivolge una battuta e da li inizia una bella chiacchierata, mi spiega anche che c’è un sentiero più veloce per raggiungere la strada e che in alta stagione un servizio navetta porta i bagnanti dal parcheggio fino alla baia. Mi mostra anche l’uscita della sorgente d’acqua direttamente in mare e mi fa compagnia senza essere invadente.

Il mio momento top? Il suo caffè fatto con la moka, bevuto dentro all'acqua!

Il sentiero a sud porta ad una altra torre di difesa, la cinquecentesca Torre dell'Alto, che domina tutto il Parco ed il golfo di Gallipoli.


Un altro sentiero a nord permette di arrivare alla Grotta del Cavallo: forse da qui era più semplice ?! Non lo so perché io ci ho rinunciato quando ho saputo che è protetta da una grata (quindi in realtà non si può poi vedere più di tanto).

Tra gli altri percorsi vi segnalo quello che porta alla Cava, probabilmente di origine Messapica, con i suoi blocchi di calcare perfettamente squadrati sparsi tutt'intorno e quello per la Grotta Gaia. Dal mare è possibile invece raggiungere la Grotta Verde.

Torre dell'Alto

Il Parco comprende anche la Palude del Capitano, che io però non ho visitato per mancanza di tempo. Ho letto che è caratterizzata da un piccolo lago ed è molto importante dal punto di vista botanico.


Per il rientro decido di attraversare la pineta, per godermi il fresco ed inebriante profumo degli aghi di pino: ad accompagnarmi la sinfonia delle cicale che è quasi assordante, sembra si siano riunite tutte qui, un canto ipnotico che... mi distrae al punto tale da scoprire di aver sbagliato direzione! Sono finita al parcheggio sbagliato, quello di Santa Caterina.

Inizialmente scoppio in una fragorosa risata, tipico di una viagGIOiosa come me, poi mentre percorro i 3 km che mi separano dalla mia auto, sotto il sole cocente delle due del pomeriggio, ancora senza acqua, mi rendo conto che l'impresa è quasi impossibile, morirei qui. E addio racconti!

Fuori il pollice ... e una coppia di ragazzi mi riaccompagna alla mia auto (ancora grazie ragazzi, se mai arriverete a leggere questo post).


#LaDonnaConLaPandaRossa si rimette in marcia, seguimi per conoscere gli altri splendidi angoli di mondo che riesco a scovare!

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